Sbagliare Obiettivo: Come Confondere i Mezzi con i Fini e Rovinare Tutto
- maurobroccalifecoa

- 23 ago
- Tempo di lettura: 14 min
Aggiornamento: 7 giorni fa
Un viaggio semplice per ragazzi di 11 e 14 anni, con manuale d’uso per i genitori

La vita è piena di obiettivi.
Prendere un bel voto.
Vincere una partita.
Avere tanti amici.
Essere scelti.
Avere un nuovo telefono.
Diventare bravi in qualcosa.
Essere apprezzati dagli altri.
Ma c’è un problema.
A volte pensiamo di volere una cosa, quando in realtà ne vogliamo un’altra.
E questo può creare parecchia confusione.
Immagina un ragazzo che dice:
«Voglio prendere 10 in matematica.»
Sembra un obiettivo.
Ma forse il vero desiderio è:
«Voglio sentirmi bravo.»
«Voglio che i miei genitori siano orgogliosi di me.»
«Voglio smettere di avere paura di sbagliare.»
Il 10 è quindi il mezzo.
Non necessariamente il fine.
Ed è qui che nasce l'errore di obiettivo.
Che cos'è l'errore di obiettivo?
È molto semplice.
Succede quando confondiamo ciò che vogliamo ottenere con ciò che pensiamo ci farà stare bene.
In pratica:
Voglio una cosa → penso che quella cosa mi farà stare bene → faccio di tutto per ottenerla → la ottengo → ma non mi sento come immaginavo.
Per esempio:
«Voglio essere il più bravo della classe.»
Diventi il più bravo.
Ma continui a sentirti insicuro.
Allora pensi:
«Devo essere ancora più bravo.»
E ricomincia tutto.
Il problema non era il voto.
Forse il problema era il bisogno di sentirti abbastanza bravo.
Questa idea è al centro del concetto di goal displacement, cioè lo spostamento dell'obiettivo: il mezzo prende il posto del vero traguardo.
La prima domanda importante
Quando vuoi qualcosa, prova a chiederti:
«Perché lo voglio davvero?»
Non fermarti alla prima risposta.
Esempio:
«Voglio il nuovo smartphone.»
Perché?
«Perché è più bello.»
Perché vuoi che sia più bello?
«Perché tutti i miei amici hanno un telefono nuovo.»
Perché è importante avere quello che hanno gli altri?
«Perché non voglio sentirmi diverso.»
Ecco.
Forse il vero obiettivo non era il telefono.
Era sentirti accettato.
Questo cambia completamente il problema.
La Neurologia dell'Errore di Obiettivo
Il cervello ama le cose facili da vedere.
Un voto è facile da vedere.
Una medaglia è facile da vedere.
Un numero di follower è facile da vedere.
Una vittoria è facile da vedere.
Sentirsi sicuri, imparare ad avere pazienza, diventare più autonomi o costruire una buona amicizia sono invece cose più difficili da misurare.
Il cervello può quindi scegliere una scorciatoia.
È come se dicesse:
«Non so bene come misurare quanto sono cresciuto. Però posso guardare il voto.»
E allora il voto diventa il bersaglio.
Ma attenzione.
Il voto può essere un segnale. Non è necessariamente il vero obiettivo.
Un ragazzo può prendere 10 studiando solo per paura.
Un altro può prendere 7 dopo avere imparato moltissimo.
Quale dei due sta davvero crescendo?
Non sempre il numero racconta tutta la storia.
Il materiale di partenza sottolinea proprio questa differenza tra ciò che è immediatamente visibile e ciò che conta davvero nel lungo periodo.
I Cinque Ambiti Dove i Ragazzi Possono Sbagliare Obiettivo
1. La Scuola: Voto vs Imparare
L'obiettivo falso
«Devo prendere 10.»
L'obiettivo vero
«Voglio capire quello che sto studiando e diventare più bravo.»
Il voto non è inutile.
Può essere importante.
Ma può diventare un problema quando diventa l'unica cosa che conta.
Immagina Marco.
Marco deve fare una verifica di scienze.
Studia.
Ripassa.
Fa esercizi.
Prende 9.
I genitori gli dicono:
«Bravo!»
Ma Marco pensa:
«Non è abbastanza. Luca ha preso 10.»
La sua attenzione non è più sull'apprendimento.
È sul confronto.
La volta dopo studia ancora più ore.
Non perché sia curioso.
Non perché voglia capire.
Ma perché ha paura di prendere meno degli altri.
Il mezzo ha preso il posto del fine.
Il vero obiettivo
Non è:
«Devo essere il migliore.»
Può essere:
«Voglio diventare più capace di ieri.»
La conseguenza dell'errore
Ansia.
Paura di sbagliare.
Confronto continuo.
Rabbia per un voto che non è perfetto.
E, in alcuni casi, anche la perdita della curiosità.
2. Lo Sport: Vincere vs Migliorare
L'obiettivo falso
«Devo vincere.»
L'obiettivo vero
«Voglio diventare più bravo e divertirmi mentre gioco.»
Immagina una partita di calcio.
La tua squadra perde.
Hai giocato bene.
Hai corso.
Hai aiutato i compagni.
Hai imparato una nuova tecnica.
Ma torni a casa arrabbiatissimo.
Perché?
Perché nella tua testa esisteva un solo obiettivo:
vincere.
Ma vincere non è sempre sotto il tuo controllo.
Puoi controllare invece:
quanto ti impegni;
quanto ascolti l'allenatore;
quanto migliori;
come reagisci agli errori;
come tratti i compagni.
La vittoria è un risultato.
La crescita è un processo.
L'errore specifico
Confondere la medaglia con la crescita.
La conseguenza
Se vinci, sei felice.
Se perdi, pensi di essere scarso.
Ma non è vero.
Una partita persa può insegnarti molto.
3. Gli Amici: Essere Popolare vs Avere Buoni Amici
L'obiettivo falso
«Devo piacere a tutti.»
L'obiettivo vero
«Voglio avere amicizie nelle quali posso essere me stesso.»
Questo è uno degli errori più comuni durante la crescita.
A 11 o 14 anni essere accettati dal gruppo può sembrare importantissimo.
E lo è.
Ma c'è una differenza tra:
essere conosciuto da tante persone
e
avere persone con cui puoi stare bene.
Puoi avere 500 follower e sentirti solo.
Puoi avere tre amici e sentirti davvero compreso.
Il numero non racconta sempre la qualità.
Esempio
Matteo vuole essere invitato a tutte le feste.
Dice sempre sì.
Ride anche quando una battuta non gli piace.
Finge di essere d'accordo.
Cambia modo di vestirsi.
Cambia opinione.
Tutto per essere accettato.
Ma dopo qualche mese si accorge di una cosa:
«Nessuno conosce veramente me.»
Ha raggiunto il suo obiettivo?
Forse sì.
Ma non quello vero.
Il vero obiettivo
Non è:
«Devo piacere a tutti.»
È:
«Voglio costruire rapporti nei quali posso essere rispettato senza fingere.»
4. Social e Videogiochi: Punti, Like e Follower vs Divertimento e Relazioni
L'obiettivo falso
«Devo avere più like.»
Oppure:
«Devo arrivare a quel livello.»
L'obiettivo vero
«Voglio divertirmi, imparare e stare bene.»
I numeri sono potenti.
Un like arriva.
Il cervello lo vede.
Un altro like arriva.
E viene voglia di controllare ancora.
Ma attenzione.
Un numero non può dirti quanto vali.
Può indicare una reazione.
Non il tuo valore.
Lo stesso vale per i videogiochi.
Raggiungere un livello può essere divertente.
Ma se continui a giocare anche quando sei stanco, arrabbiato o non ti diverti più, forse il mezzo ha preso il posto del fine.
Una domanda utile
«Se nessuno potesse vedere il mio punteggio, continuerei comunque a divertirmi?»
Se la risposta è sì, probabilmente stai giocando per il motivo giusto.
Se la risposta è no, forse stai cercando qualcosa di diverso.
5. Crescere: Essere Perfetti vs Diventare Più Forti
L'obiettivo falso
«Non devo mai sbagliare.»
L'obiettivo vero
«Voglio imparare a gestire gli errori.»
Questo è forse il punto più importante.
Perché un ragazzo che pensa di dover essere perfetto vive ogni errore come una catastrofe.
Un ragazzo che pensa di dover imparare vede l'errore in modo diverso.
Non dice:
«Ho sbagliato. Sono incapace.»
Dice:
«Ho sbagliato. Cosa posso imparare?»
La differenza è enorme.
Il primo pensiero attacca la persona.
Il secondo analizza il comportamento.
Perché il Cervello Confonde i Mezzi con i Fini?
Perché le cose concrete sono più facili da controllare.
Puoi controllare:
quanto studi;
quante volte ti alleni;
quante ore giochi;
quanti esercizi fai;
quanti follower hai.
Ma non puoi controllare completamente:
cosa pensano gli altri;
chi ti farà amicizia;
quale voto prenderai;
se vincerai una partita;
quanti like riceverai.
Quindi il cervello può cercare qualcosa di semplice.
Un numero.
Una medaglia.
Un voto.
Un livello.
Un like.
E può iniziare a pensare:
«Se ottengo questo, allora finalmente starò bene.»
Ma non sempre funziona.
Il Ciclo dell'Obiettivo Sbagliato
Possiamo rappresentarlo in modo molto semplice.
1. Confusione
«Se prendo 10, allora sarò abbastanza bravo.»
↓
2. Corsa verso il risultato
Studi sempre di più.
↓
3. Arriva il risultato
Prendi 10.
↓
4. Felicità breve
Per qualche minuto sei contento.
↓
5. Il cervello cerca un altro risultato
«E adesso devo prendere 10 anche nella prossima verifica.»
↓
6. Il ciclo ricomincia
Il problema non è stato risolto.
Perché il vero bisogno poteva essere un altro:
sentirsi capaci, sicuri e apprezzati.
Le Radici Psicologiche: Perché Scegliamo gli Obiettivi Sbagliati
Ci sono almeno tre motivi molto semplici.
1. Il bisogno di controllo
Quando qualcosa ci fa paura, cerchiamo qualcosa che possiamo controllare.
Esempio:
Non posso decidere se tutti i compagni mi apprezzeranno.
Ma posso controllare quanto studio.
Non posso decidere se vincerò.
Ma posso allenarmi.
Non posso decidere quanti like riceverò.
Ma posso controllare cosa pubblico.
Questo può essere utile.
Ma diventa un problema quando pensiamo che controllare una cosa significhi poter controllare tutto.
2. La Paura di Essere Meno degli Altri
Guardiamo gli altri.
«Lui è più bravo.»
«Lei è più bella.»
«Lui ha più amici.»
«Lei ha più follower.»
«Lui gioca meglio.»
E il cervello fa un confronto.
Ma c'è un problema.
Confrontiamo spesso il nostro dietro le quinte con il palcoscenico degli altri.
Vediamo il voto dell'altro.
Non vediamo quante ore ha studiato.
Vediamo la foto perfetta.
Non vediamo le 30 foto cancellate prima.
Vediamo la vittoria.
Non vediamo gli allenamenti.
Il confronto quindi può essere molto ingannevole.
3. La Pressione degli Altri
A volte gli adulti, senza volerlo, possono contribuire.
«Devi prendere voti migliori.»
«Devi vincere.»
«Devi essere più bravo di tuo fratello.»
«Guarda quanto è bravo quel ragazzo.»
Il messaggio che può arrivare al bambino è:
«Valgo se ottengo risultati.»
Ma questo è un messaggio pericoloso.
Un bambino non dovrebbe imparare:
«Sono importante quando vinco.»
Dovrebbe imparare:
«Sono importante. E posso continuare a crescere.»
Il risultato può essere importante.
La persona viene prima.
Il Manuale d'Uso: Come Trovare il Vero Obiettivo
Ora arriviamo alla parte pratica.
Questa parte può essere utilizzata direttamente da ragazzi e genitori.
Fase 1: Trova il tuo obiettivo
Scrivi:
«Cosa voglio?»
Esempio:
«Voglio prendere 10.»
Poi chiediti:
«Perché?»
«Perché voglio essere bravo.»
Ancora:
«Perché è importante essere bravo?»
«Perché voglio che i miei genitori siano fieri di me.»
Ancora:
«E perché è importante per me?»
«Perché voglio sentirmi importante.»
Ecco che sei arrivato più vicino al vero bisogno.
Fase 2: Se ottengo il risultato, cosa dovrebbe cambiare dentro di me?
Questa domanda è potentissima.
Chiediti:
«Se ottenessi quello che voglio, come vorrei sentirmi?»
Per esempio:
«Voglio vincere la gara.»
Come vuoi sentirti?
«Orgoglioso.»
«Voglio 10.»
Come vuoi sentirti?
«Sicuro.»
«Voglio tanti amici.»
Come vuoi sentirti?
«Accettato.»
Ecco il punto.
Forse non stai cercando solamente il risultato.
Stai cercando uno stato interiore.
Fase 3: Trova un modo sano per arrivare a quella sensazione
Se vuoi sentirti competente, non devi necessariamente prendere sempre 10.
Puoi:
imparare qualcosa di nuovo;
chiedere aiuto;
fare esercizi;
migliorare rispetto a ieri;
affrontare una cosa che prima ti sembrava difficile.
Se vuoi sentirti accettato, non devi piacere a tutti.
Puoi:
parlare con una persona di cui ti fidi;
essere gentile;
ascoltare;
trovare persone con interessi simili ai tuoi;
imparare a dire anche «no».
Se vuoi sentirti forte, non devi vincere sempre.
Puoi imparare a rialzarti dopo una sconfitta.
Fase 4: Crea Piccoli Obiettivi
Un grande obiettivo può spaventare.
Un piccolo obiettivo è più facile.
Non:
«Da domani sarò bravissimo in matematica.»
Ma:
«Oggi faccio 20 minuti di matematica senza telefono.»
Non:
«Devo diventare un grande calciatore.»
Ma:
«Oggi mi alleno su un movimento che non so ancora fare.»
Non:
«Devo avere tanti amici.»
Ma:
«Oggi provo a parlare con una persona con cui non parlo mai.»
Il vero cambiamento spesso comincia da azioni molto piccole.
Fase 5: Misura la Cosa Giusta
Se il tuo obiettivo è migliorare a scuola, non guardare solamente il voto.
Puoi chiederti:
Quanto ho capito?
Cosa so fare oggi che prima non sapevo fare?
Ho fatto una domanda quando non capivo?
Ho studiato con attenzione?
Ho imparato dal mio errore?
Se il tuo obiettivo è migliorare nello sport:
Mi sono allenato?
Ho ascoltato?
Ho migliorato una tecnica?
Ho aiutato un compagno?
Ho reagito bene dopo un errore?
Se il tuo obiettivo è avere buone amicizie:
Sono stato me stesso?
Ho ascoltato?
Ho rispettato gli altri?
Ho detto ciò che pensavo senza ferire?
Mi sono sentito libero di essere me stesso?
Queste sono misure molto più interessanti.
Il Lavoro Sottile: Imparare ad Aspettare
Questa è una delle lezioni più difficili.
Quando fai qualcosa di buono, spesso non vedi subito il risultato.
Un seme non diventa un albero in una notte.
Anche una persona funziona così.
Studi oggi.
Domani magari non sembri molto più bravo.
Ti alleni oggi.
Domani non sei ancora un campione.
Provi a essere più paziente.
Domani magari perdi ancora la pazienza.
Non significa che non stai cambiando.
Significa che stai imparando.
Il vero obiettivo spesso cresce prima dentro di te e solo dopo diventa visibile fuori.
L'Unico Vero Obiettivo
Se vuoi ricordare una sola cosa di questo articolo, ricordati questa:
Non confondere il risultato con il motivo per cui lo vuoi.
Un 10 può essere un ottimo risultato.
Ma non deve diventare la misura del tuo valore.
Una medaglia è bellissima.
Ma non dice tutto su di te.
Un like può fare piacere.
Ma non stabilisce quanto vali.
Un gruppo di amici può essere importante.
Ma non devi cambiare completamente te stesso per essere accettato.
Un fallimento può fare male.
Ma non significa che sei un fallimento.
Il vero obiettivo dovrebbe aiutarti a diventare più forte, più capace e più consapevole.
Non a diventare schiavo di un numero.
Una Frase da Ricordare
Quando vuoi qualcosa, fermati.
Fai un respiro.
E chiediti:
«Sto cercando davvero questa cosa o sto cercando come voglio sentirmi quando la otterrò?»
Questa domanda può cambiare moltissime cose.
Il Manuale d'Uso per i Genitori
Questa parte è dedicata a mamma, papà e agli adulti che accompagnano un ragazzo nella crescita.
L'obiettivo non è insegnare al bambino a ottenere sempre di più.
È aiutarlo a capire perché vuole quello che vuole.
1. Non fermarti al risultato
Quando tuo figlio prende un buon voto, evita di parlare solamente del numero.
Invece di:
«Bravo! Hai preso 9.»
puoi aggiungere:
«Cosa hai imparato che prima non sapevi?»
Oppure:
«Qual è stata la parte più difficile?»
Così sposti l'attenzione dal risultato alla crescita.
2. Non trasformare l'amore in una ricompensa
Un ragazzo deve sapere che:
un 10 non lo rende più amato.
E un 5 non lo rende meno amato.
Puoi essere orgoglioso del suo impegno senza legare il valore della persona al risultato.
Una frase molto potente è:
«Il voto è importante. Ma per me è ancora più importante capire cosa hai imparato.»
3. Dopo una sconfitta, non risolvere immediatamente tutto
Se perde una partita, prende un brutto voto o viene escluso da un gruppo, è normale voler intervenire.
Ma prima ascolta.
Puoi chiedere:
«Come ti sei sentito?»
Poi:
«Secondo te, cosa è successo?»
E infine:
«Cosa possiamo imparare da questa situazione?»
Non serve sempre una soluzione immediata.
A volte un ragazzo ha prima bisogno di sentirsi ascoltato.
4. Evita i confronti
Frasi come:
«Guarda tuo fratello.»
«La figlia della mia amica prende sempre 10.»
«Il tuo compagno è molto più bravo.»
possono sembrare motivanti.
Ma spesso trasformano la crescita in una gara continua.
Meglio chiedere:
«Sei migliorato rispetto a te stesso?»
Il confronto più utile è spesso:
io oggi vs io ieri.
5. Premia il processo, non soltanto il risultato
Se tuo figlio studia con impegno ma prende 6, non significa che tutto sia andato male.
Puoi riconoscere:
«Ho visto che ti sei impegnato.»
Poi aggiungere:
«Vediamo insieme cosa non ha funzionato.»
Questo insegna una cosa fondamentale:
l'errore è informazione.
Non è una sentenza.
6. Fai attenzione alle domande che usi
Alcune domande spostano l'attenzione sul risultato.
«Hai vinto?»
«Quanto hai preso?»
«Quanti punti hai fatto?»
Altre aiutano a capire il processo.
«Come è andata?»
«Cosa hai imparato?»
«Cosa ti è riuscito bene?»
«Cosa vuoi provare a migliorare?»
«Come ti sei sentito?»
Sono piccole differenze.
Ma nel tempo possono costruire un modo diverso di pensare.
7. Insegnagli a distinguere tra "voglio" e "ho bisogno"
Questa è una delle domande più importanti che un genitore può insegnare.
Quando tuo figlio dice:
«Voglio assolutamente quel telefono.»
Non rispondere subito con un sì o con un no.
Prova:
«Che cosa pensi che cambierebbe per te se lo avessi?»
Potrebbe rispondere:
«Sarei come gli altri.»
Allora avete trovato qualcosa di più importante del telefono.
Potete parlare di appartenenza.
Di amicizia.
Di confronto.
Di sicurezza.
Il problema non è più solamente acquistare o non acquistare un telefono.
8. Una regola semplice per tutta la famiglia
Ogni volta che qualcuno dice:
«Voglio X.»
fate due domande:
Domanda 1
«Perché vuoi X?»
Domanda 2
«Come vorresti sentirti quando avrai X?»
Questo piccolo esercizio può diventare una specie di gioco familiare.
Esercizio Familiare: "Scava un Po' Più Sotto"
Scegliete un desiderio.
Per esempio:
«Voglio vincere il torneo.»
Poi chiedete:
Perché?
«Perché voglio essere bravo.»
Perché vuoi essere bravo?
«Perché voglio che gli altri mi rispettino.»
Perché è importante?
«Perché non voglio sentirmi inferiore.»
A questo punto non bisogna giudicare.
Non bisogna dire:
«Vedi? Ti importa troppo quello che pensano gli altri.»
Bisogna ascoltare.
La domanda successiva può essere:
«Secondo te, c'è un altro modo per sentirti rispettato senza dover necessariamente vincere?»
E qui inizia il vero lavoro.
Un Piccolo Protocollo da Usare in 5 Minuti
Quando tuo figlio ha un obiettivo importante, provate insieme.
1. COSA?
«Cosa vuoi ottenere?»
2. PERCHÉ?
«Perché è importante per te?»
3. COME?
«Come pensi che ti sentirai quando lo avrai?»
4. VERO O FALSO?
«Se ottenessi questa cosa ma non ti sentissi come desideri, sarebbe comunque così importante?»
5. PASSO
«Qual è una piccola cosa che puoi fare oggi?»
Non servono lezioni lunghe.
Cinque minuti di conversazione possono essere sufficienti.
Attenzione a un errore degli adulti
Anche noi genitori possiamo confondere mezzi e fini.
Possiamo pensare:
«Mio figlio deve avere voti alti.»
Ma forse il vero obiettivo è:
«Voglio che impari a essere responsabile.»
Possiamo pensare:
«Mio figlio deve diventare un campione.»
Ma forse il vero obiettivo è:
«Voglio che impari disciplina e rispetto.»
Possiamo pensare:
«Deve andare all'università migliore.»
Ma forse il vero obiettivo è:
«Voglio che abbia possibilità e strumenti per costruire la sua vita.»
Sono cose molto diverse.
E quando l'adulto confonde il mezzo con il fine, il ragazzo può finire per vivere una vita costruita intorno agli obiettivi degli altri.
Una Domanda Potente per i Genitori
Ogni tanto chiediti:
«Sto aiutando mio figlio a costruire la sua vita o sto cercando di costruire quella che avrei voluto per lui?»
Non è una domanda comoda.
Ma può essere molto utile.
Quick Reference: Il Manuale d'Uso
Per il ragazzo
1. Trova l'obiettivo. « Cosa voglio?»
2. Scava. « Perché lo voglio?»
3. Cerca il vero bisogno. « Come voglio sentirmi?»
4. Trova un modo sano per arrivarci. « Cosa posso fare senza dipendere soltanto dal risultato?»
5. Fai un piccolo passo. « Cosa posso fare oggi?»
6. Misura la crescita. « Cosa so fare oggi che ieri non sapevo fare?»
7. Ricorda. « Un risultato non definisce chi sono.»
Per il genitore
1. Non giudicare subito.
2. Chiedi "Perché?"
3. Aiuta a distinguere mezzo e fine.
4. Valorizza l'impegno e il processo.
5. Non usare il confronto come motivazione.
6. Lascia spazio agli errori.
7. Ricorda che il valore di tuo figlio non dipende dai risultati.
Ora È Il Tuo Turno
Prova questo piccolo esercizio.
Prendi un foglio.
Scrivi:
«In questo momento voglio...»
Completa la frase.
Poi chiediti:
«Perché?»
Rispondi.
Poi ancora:
«Perché è importante per me?»
E continua.
Una risposta dopo l'altra.
Finché arrivi a qualcosa che non è più un numero, una medaglia, un voto, un like o un oggetto.
Potresti scoprire che dietro molti desideri c'è qualcosa di molto più semplice:
sentirsi capaci.
sentirsi amati.
sentirsi liberi.
sentirsi accettati.
sentirsi sicuri.
sentire di poter crescere.
E quando capisci il vero obiettivo, puoi scegliere meglio la strada.
Perché una cosa è importante ricordarla:
Non tutto quello che vuoi ottenere è ciò di cui hai veramente bisogno.
E non tutto quello che sembra una vittoria ti porta nella direzione giusta.
Il vero obiettivo non è diventare perfetti.
È diventare sempre più capaci di capire cosa conta davvero per noi.
E questa è una capacità che può accompagnarti per tutta la vita.
Una frase da portare con te
«Prima di chiederti come ottenere qualcosa, chiediti perché la vuoi.»
È una domanda semplice.
Ma può evitare molti errori.
E può aiutare un ragazzo a non vivere per i voti, per i like, per le medaglie o per l'approvazione degli altri.
Può aiutarlo a costruire qualcosa di molto più importante:
la capacità di scegliere la propria direzione.
Nota per i genitori
Questo articolo è uno strumento educativo e di riflessione.
Non sostituisce una valutazione psicologica, medica o specialistica quando un ragazzo presenta difficoltà importanti e persistenti.
Se notate sofferenza significativa, isolamento, forte ansia, problemi alimentari, autolesionismo, difficoltà scolastiche persistenti o altri segnali che vi preoccupano, è importante rivolgersi a un professionista qualificato.
L'obiettivo non è "aggiustare" il ragazzo.
È aiutarlo a capire cosa sta vivendo e accompagnarlo nel trovare strumenti adeguati.
Mauro Brocca — Life & Mental Coach
Nel mio lavoro parto spesso da una domanda molto semplice:
«Qual è davvero il risultato che stai cercando?»
Perché qualche volta una persona combatte per anni per raggiungere qualcosa che, una volta ottenuto, non le dà ciò che cercava.
Con ragazzi e adulti il principio è lo stesso:
prima si chiarisce la direzione, poi si sceglie la strada.
Se vuoi approfondire questo tema o parlare di un problema specifico che riguarda tuo figlio, puoi contattarmi per una prima conversazione.
Mauro Brocca
Life & Mental Coach PNL e ipnosi
Il vero obiettivo non è ottenere sempre di più. È imparare a capire che cosa vale davvero la pena ottenere.


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